
Il sistema energetico italiano nel 2025 – L’analisi di ENEA
L’analisi trimestrale di ENEA fotografa le criticità del percorso di decarbonizzazione europeo e nazionale e mette in luce un sistema energetico europeo in transizione incompiuta, caratterizzato da una domanda stagnante, da ritardi strutturali e da una crescente vulnerabilità agli shock geopolitici, e un sistema italiano che non mostra segnali di accelerazione verso i target al 2030.
UE: gli obiettivi europei restano lontani
L’Unione europea è ancora distante dai target fissati al 2030 su efficienza energetica, rinnovabili e riduzione delle emissioni. Per raggiungere gli obiettivi della Direttiva europea sull’efficienza energetica sarebbe necessario ridurre ogni anno del 4% i consumi di energia primaria e del 3,2% i consumi finali di energia. Si tratta di ritmi di riduzione eccezionali, registrati negli ultimi 35 anni solo in fasi di forte crisi economica o energetica: nel 2009 durante la crisi finanziaria, nel 2014, nel 2020 con la pandemia e nel biennio 2022-2023 segnato dai prezzi record dell’energia.
Le fonti rinnovabili continuano a crescere, ma restano al di sotto della traiettoria prevista dalla RED III. La quota sui consumi finali si mantiene infatti poco sotto il 26%, contro il 28,5% necessario per rispettare il percorso di avvicinamento agli obiettivi europei.
Anche il calo delle emissioni di CO2 appare insufficiente: la riduzione resta inferiore all’1%, mentre per raggiungere il target al 2030 sarebbe necessario un calo medio annuo superiore al 7% mentre dal 2019 a oggi la diminuzione media annua si è fermata poco sopra il 2%.
Anche l’Italia è in ritardo sulla transizione energetica
In Italia le emissioni di CO₂ mostrano una sostanziale stagnazione: dopo la riduzione di quasi il 3% registrata nel 2024, nel primo semestre del 2025 le emissioni sono aumentate del 2%, valore compensato durante l’estate grazie al minor utilizzo di fonti fossili nella generazione elettrica. La traiettoria delle emissioni di CO2 ha continuato ad allontanarsi da quella necessaria per il target 2030: nei prossimi cinque anni la riduzione delle emissioni di CO2 dovrebbe procedere ad un tasso medio annuo di circa 6% per raggiungere il target definito nel PNIEC e di circa il 7% per raggiungere il più ambizioso target Fit for 55 e REPowerEU.
Anche lo sviluppo delle energie rinnovabili richiede un’evoluzione molto più sfidante rispetto a quella delineata solo due anni fa nel PNIEC: la quota di FER sui consumi finali ha registrato un aumento solo marginale rispetto ai livelli dell’anno precedente ed è di poco superiore al 20%, mentre il PNIEC 2024 prevedeva che nell’anno appena passato avrebbero dovuto superare la quota del 25% dei consumi finali.
Il gas è ancora centrale nel mix energetico italiano
In Italia la quota delle fonti fossili nel mix energetico rimane sostanzialmente stabile rispetto al 2024, pur collocandosi leggermente sotto il 70%. A trainare il sistema è soprattutto il gas naturale, i cui consumi sono aumentati del 4,4% su base annua, raggiungendo circa 63 miliardi di metri cubi. La crescita è stata sostenuta soprattutto dal comparto termoelettrico (+5,5%), chiamato a garantire continuità e flessibilità al sistema elettrico nazionale e a compensare il forte calo della produzione idroelettrica (-21%) e la riduzione delle importazioni nette di elettricità.
I consumi petroliferi sono diminuiti del 3% rispetto al 2024, anche se il petrolio resta ancora la principale fonte energetica del mix nazionale.
Le fonti rinnovabili, nel complesso, si mantengono su livelli simili a quelli dell’anno precedente, ma con un forte riequilibrio interno: la flessione dell’idroelettrico è stata compensata da una maggiore produzione da fotovoltaico e biomasse.
Italia più diversificata dopo l’uscita dal gas russo
L’analisi ENEA evidenzia anche il successo della strategia italiana di diversificazione delle forniture energetiche. Il GNL ha consolidato il proprio ruolo, passando dal 25% al 34% del totale e superando, anche se marginalmente, le forniture algerine, che rappresentano il 33%. Il 2025 ha visto una crescita delle importazioni dal Nord Europa dal 10% al 14%, mentre restano stabili i flussi del TAP (17%) e dalla Libia (2%).
Ne deriva una nuova configurazione del mix di approvvigionamento italiano dove GNL e Algeria coprono i due terzi delle importazioni, mentre la parte restante è assicurata essenzialmente da TAP e Nord Europa. Anche il sistema degli stoccaggi italiani ha mostrato elevata resilienza, mantenendo livelli di riempimento costantemente superiori alla media europea.
Il ruolo chiave del gas nella stabilità del sistema elettrico
Con la crescita delle fonti rinnovabili intermittenti, aumenta la necessità di capacità programmabili in grado di garantire equilibrio e continuità alla rete elettrica. Nel 2025 fotovoltaico ed eolico hanno raggiunto un nuovo record produttivo, arrivando complessivamente a 44 TWh. Tuttavia, proprio la maggiore diffusione delle rinnovabili rende sempre più centrale il ruolo del gas come tecnologia di bilanciamento.
Secondo ENEA, il gas è stato la tecnologia marginale per circa il 40% delle ore in tutte le zone di mercato. Il fenomeno della cd “duck curve” continua ad ampliarsi richiedendo maggiori sfide al sistema elettrico in termini di maggiore necessità di bilanciamento e di disponibilità di impianti flessibili e programmabili. Nel secondo trimestre il carico residuo medio è sceso nelle ore centrali fino a circa 8 GW, mentre il picco serale, pari a oltre 27 GW, ha richiesto dunque una risalita – da coprire con fonti programmabili – di ben 19 GW. Una flessibilità che, allo stato attuale, solo il parco termoelettrico a gas riesce a garantire con rapidità ed efficienza.
