
Il gas è pilastro della transizione sicura: l’Italia pronta a diventare hub del Mediterraneo
Pier Lorenzo Dell’Orco, alla guida di Proxigas, delinea la strategia dell’associazione per rendere il sistema energetico italiano più sicuro, competitivo e orientato al futuro
Capacità di reazione e visione strategica nel campo dell’energia: questi sono gli aspetti grazie ai quali il nostro Paese guarda con fiducia a una nuova stagione di protagonismo nel Mediterraneo. Forte di infrastrutture solide, competenze riconosciute e una filiera industriale tra le più avanzate d’Europa, l’Italia è nella posizione di poter trasformare la propria sicurezza energetica in un vantaggio competitivo, diventando uno snodo centrale per i flussi di gas nel continente.
Pier Lorenzo Dell’Orco, presidente di Proxigas — associazione che rappresenta l’intera filiera del gas italiana — racconta come il settore stia contribuendo a costruire questo nuovo equilibrio energetico e perché l’obiettivo di trasformare l’Italia nell’hub del gas del Mediterraneo non è mai stato così vicino.
Quale ruolo intende giocare Proxigas in un contesto movimentato come quello del settore energetico a livello mondiale?
Proxigas è l’associazione industriale italiana più longeva nel settore del gas – l’anno prossimo compirà 80 anni – e con la più ampia e diversificata base associativa. Attraverso le nostre associate, Proxigas rappresenta il 100% delle infrastrutture di trasporto, stoccaggio e rigassificazione e il 90% delle importazioni di gas in Italia. Siamo ben rappresentati anche nei settori a valle con il 60% del comparto della distribuzione e il 70% del mercato all’ingrosso e retail, in termini di volumi e retail. Possiamo, quindi, sostenere a buon diritto che Proxigas rappresenta oggi l’intera filiera del gas italiana.
La nostra associazione, grazie alla forza dei nostri associati, dispone di elevatissime competenze tecniche, commerciali e normative. Una realtà viva i cui aderenti contribuiscono quotidianamente alle attività associative attraverso commissioni interne e gruppi di lavoro tematici. Ecco tutto questo rende Proxigas un vero e proprio punto di riferimento per gli interlocutori istituzionali, i media, i consumatori sulle tematiche riguardanti il settore del gas ad ampio spettro.
Proxigas, infatti, rappresenta anche associate attive sullo sviluppo dei gas rinnovabili, come biometano e idrogeno. Questo estende ulteriormente l’ambito di competenza che l’associazione può mettere a disposizione del sistema per offrire un contributo costruttivo al dibattito sui temi energetici.
L’Italia ha iniziato a esportare gas verso i Paesi del centro Europa, soprattutto in Austria. Siamo vicini alla prospettiva che il nostro paese diventi hub del Mediterraneo?
Occorre fare un passo indietro. Nel corso degli ultimi tre anni il nostro Paese si è distinto per una risposta tempestiva ed incisiva alle tensioni che hanno interessato il settore del gas, soprattutto per effetto dei conflitti in atto. Le aziende associate di Proxigas si sono spese, sia sul fronte della diversificazione delle rotte di importazione, sia su quello del potenziamento delle infrastrutture primarie, per dare sicurezza al sistema energetico del Paese. Il potenziamento di queste infrastrutture – pipeline, terminali GNL, stoccaggi e metanodotti – rappresenta la base su cui costruire un nuovo posizionamento dell’Italia nelle rotte internazionali del gas.
L’obiettivo è, dunque, quello di trasformare il Paese da un importatore netto di gas per soddisfare il fabbisogno nazionale a un vero hub del Mediterraneo, capace di attrarre gas per dispacciarlo in Italia e nel resto d’Europa. Ecco, questo obiettivo non è mai stato così vicino, grazie proprio alle attività degli ultimi anni.
Dall’inizio dell’anno abbiamo esportato verso l’Austria circa 1,4 miliardi di metri cubi di gas.
Si tratta ancora di un piccolo risultato ma molto incoraggiante.
Quali sono prossimi passi da compiere?
Sul fronte degli asset dobbiamo proseguire con il piano di potenziamento delle infrastrutture di importazione e trasporto. Sul fronte del mercato, invece, dobbiamo creare le condizioni per attrarre più gas in Italia. Perché è naturale che, passando dalla dipendenza dal tubo a un approvvigionamento misto, tubo e nave, grazie al Gnl l’Italia si trova già ora – e lo sarà sempre più in futuro – a competere in un’arena globale. Quando traccio questo scenario intendo che il nostro orizzonte va dagli USA all’estremo oriente, passando per il middle-est e le altre nazioni del vecchio continente. Tutte aree molto affamate di gas. Quindi il tema è fare in modo che il gas arrivi in quantità sufficiente nel nostro paese.
Qual è la situazione degli stoccaggi di gas e della capacità di importazione di gas in Italia? Il nostro Paese può dirsi relativamente “al sicuro” da shock?
Oggi il livello di riempimento dei nostri stoccaggi supera il 90%, questo ci fa guardare l’inverno in arrivo con sufficiente tranquillità nonostante le instabilità geopolitiche tutt’ora in atto. La diversificazione delle rotte di approvvigionamento – grazie alle pipeline e al GNL – ci pone sufficientemente al riparo da eventuali shock di mercato.
Proprio in forza di questi interventi, possiamo dire che l’Italia è dotata di un sistema infrastrutturale sul gas che la pone ai vertici mondiali, quanto a diversificazione e a sicurezza.
È corretta la scelta dell’Italia di puntare principalmente sul GNL americano e sul gas algerino e qatariota? Oppure sarebbe meglio cambiare paradigma e aumentare la produzione nazionale?
L’incremento della produzione nazionale resta, tuttora, la soluzione più efficiente per aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti e stabilizzare i prezzi. Purtroppo, però negli ultimi anni si è assistito a un declino dei volumi prodotti sul nostro territorio. Agli inizi degli anni ‘90 rappresentavano quasi un terzo del consumo totale mentre a oggi sono assolutamente marginali.
È certamente auspicabile che si riattivi la produzione nazionale. Tuttavia, in uno scenario che vede la contrazione costante della fornitura di gas dalla Russia, per effetto del conflitto in atto, la decisione di rivolgersi al mercato del GNL è stata la più razionale.
Ora l’auspicio è che questo cambio di configurazione sulle importazioni si accompagni a un ritorno incisivo dei contratti a lungo termine che sono l’unica leva per assicurarci forniture di gas a prezzi stabili, in un arco di tempo prolungato, ponendoci al riparo dalla volatilità dei mercati.
