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L’Europa rivaluta la produzione interna di gas, Italia in prima fila

Dopo anni di progressiva dipendenza da forniture estere, l’Europa torna a valutare la produzione interna di gas. L’Italia osserva con attenzione

L’Europa torna a guardare in casa per contrastare la volatilità internazionale e garantire la sicurezza energetica. Dopo anni di progressiva dipendenza da forniture estere, lo shock dei prezzi del gas naturale liquefatto (GNL) registrato negli ultimi mesi ha innescato una riflessione profonda nelle capitali europee. Diversi Paesi stanno prendendo nuovamente in considerazione la produzione interna di gas naturale come elemento di stabilità del sistema energetico.

MERCATO DEL GNL SEMPRE PIU’ COMPETITIVO ED INSTABILE

La scelta di sostituire le importazioni dalla Russia con gas naturale liquefatto ha mostrato tutti i suoi limiti strutturali. La ripresa della domanda asiatica, i colli di bottiglia sulle catene logistiche globali e una competizione crescente tra Europa e Paesi emergenti hanno reso il GNL altamente sensibile a shock improvvisi. Un’instabilità che si traduce in prezzi estremamente volatili, contratti a lungo termine difficili da assicurare e un rischio di dipendenza da un numero ristretto di fornitori globali. Per attenuare gli effetti delle tensioni geopolitiche, molti Stati membri stanno riesaminando le potenzialità — anche residuali — dei propri giacimenti. La produzione locale torna quindi ad essere un fattore di stabilità essenziale per garantire competitività industria­le e sicurezza delle forniture.

ITALIA: TRA SICUREZZA, COSTI E TRANSIZIONE

L’Italia, importatore netto e strutturalmente esposto alle dinamiche internazionali, osserva con particolare attenzione questa evoluzione. La capacità di rigassificazione nazionale è cresciuta, ma l’impennata dei costi del GNL ha riacceso il dibattito sulla convenienza di sfruttare in modo più deciso anche le risorse interne. Il governo italiano ha più volte sottolineato come un incremento della produzione interna abbia un valore strategico in termini di sicurezza energetica.

Inoltre, una maggiore produzione domestica significherebbe minori emissioni legate al trasporto e maggiore stabilità di prezzo, confermando il potenziale del gas di vettore ponte della transizione energetica. Tra le opzioni sul tavolo c’è l’incremento della produzione dalle aree mature dell’Adriatico, dove diverse piattaforme potrebbero aumentare le estrazioni con interventi tecnici limitati. Un’altra linea d’intervento per sfruttare il potenziale estrattivo del nostro Paese e ridurre la dipendenza dalle importazioni è la semplificazione autorizzativa dei progetti già identificati.

GAS ASSET STRATEGICO PER L’UE

A Bruxelles il tema della produzione di gas naturale è tornato al centro dell’agenda. Pur restando ferma la traiettoria verso gli obiettivi del Green Deal, la Commissione europea riconosce che la sicurezza energetica deve accompagnare — non ostacolare — la transizione.

In Europa si discute di un coordinamento delle politiche estrattive tra gli Stati membri, soprattutto nel Mare del Nord e nel Mediterraneo. In secondo luogo, l’Ue pensa a incentivi per gli investimenti in giacimenti a basso impatto ambientale, con tecnologie avanzate per ridurre emissioni e flaring. Infine, l’Unione Europea sta lavorando alla definizione di un quadro regolatorio “di salvaguardia” che consenta agli Stati di attivare produzioni interne in situazioni di stress di mercato.

Il contesto geopolitico, ancora instabile, sta rendendo chiaro ciò che la crisi del 2022 aveva anticipato: l’Europa non può permettersi nuove vulnerabilità. Per l’Italia — e per l’Ue — la lezione dello shock del GNL è ormai evidente: la diversificazione non si ottiene solo ampliando il numero di fornitori globali, ma anche riscoprendo e valorizzando le risorse che si hanno già.

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