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La domanda di elettricità accelera, il gas resta centrale: cosa emerge dall’Analisi ENEA sul primo semestre 2026

La fotografia dell’ENEA racconta un sistema energetico in trasformazione: il gas naturale resta il principale fattore di equilibrio del sistema

La domanda di energia elettrica torna a crescere, mentre il gas naturale si conferma il principale pilastro della sicurezza e della flessibilità del sistema energetico. È questa la principale indicazione che emerge dall’Analisi ENEA sul sistema energetico relativa al primo semestre 2026. Sia a livello europeo sia in Italia aumenta il fabbisogno di elettricità. Le fonti rinnovabili continuano a espandersi, ma la loro crescita non è sufficiente a coprire l’aumento della domanda, rendendo necessario un maggiore ricorso alla generazione termoelettrica. Sullo sfondo resta la sfida della decarbonizzazione: le emissioni continuano a diminuire, ma con un ritmo ancora troppo lento per centrare gli obiettivi fissati al 2030.

Europa: meno energia, più elettricità

Nei primi sei mesi del 2026 la domanda complessiva di energia nell’Unione europea è diminuita di oltre l’1%, soprattutto per effetto della riduzione dei consumi di prodotti petroliferi (-4%). Allo stesso tempo, però, la domanda di energia elettrica è aumentata del 2,5% nei primi quattro mesi dell’anno, segnando l’incremento più elevato dell’ultimo decennio, al netto del rimbalzo successivo alla pandemia.

La crescita della produzione da fonti rinnovabili è stata significativa: il fotovoltaico è aumentato dell’8% e l’eolico del 12%. Tuttavia, questo incremento non è bastato a coprire il maggiore fabbisogno elettrico. Di conseguenza è aumentato il ricorso alla generazione termoelettrica, con un incremento di oltre l’1% dei consumi di gas naturale.

Secondo ENEA, questa evoluzione evidenzia una delle principali sfide della transizione energetica: da un lato le fonti rinnovabili continuano ad aumentare, dall’altro il sistema ha bisogno della capacità di modulazione garantita dagli impianti alimentati a gas per assicurare l’equilibrio tra domanda e offerta. Parallelamente cresce il fenomeno dell’overgeneration, con un numero sempre maggiore di ore in cui la produzione rinnovabile supera la domanda elettrica.

Sul fronte climatico, le emissioni di CO₂ sono diminuite di circa il 3%, ma il ritmo di riduzione resta insufficiente: per rispettare gli obiettivi europei al 2030 sarebbe necessario un taglio medio annuo vicino all’8%.

Italia: cala il fabbisogno energetico, ma cresce la domanda elettrica

Anche in Italia il consumo complessivo di energia continua a diminuire. Nel primo semestre del 2026 il calo è stato pari al 2% secondo la metodologia Eurostat (-1% secondo i bilanci energetici del MASE), grazie soprattutto alla riduzione dei consumi di petrolio e al progressivo abbandono del carbone, la cui produzione elettrica si è ormai ridotta a circa 1 TWh nel semestre.

Il dato più significativo riguarda però la domanda di energia elettrica, aumentata del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, pari a quasi 4 TWh in più. È la crescita semestrale più elevata degli ultimi dieci anni e riflette soprattutto la ripresa dei consumi industriali.

Su base annua la domanda raggiunge circa 315 TWh, confermando – sostiene Enea nell’analisi – il graduale avanzamento dell’elettrificazione dei consumi energetici. La quota dell’elettricità sui consumi finali si avvicina ormai al 23%, ma resta ancora lontana dal 27% previsto dal Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC) per il 2030.

Cresce la generazione elettrica a gas per soddisfare la maggiore domanda elettrica

La domanda complessiva di gas naturale è rimasta complessivamente stabile rispetto al primo semestre del 2025, ma ha registrato dinamiche diverse nei settori di consumo.

Il gas utilizzato per la produzione di energia elettrica è aumentato di circa 0,5 Mtep, con una crescita dell’8% nel secondo trimestre. A favorire questa dinamica sono stati la maggiore domanda elettrica, il ridimensionamento della produzione da carbone e da altre fonti programmabili e una produzione rinnovabile inferiore alle attese nei mesi primaverili.

L’incremento nella generazione elettrica è stato compensato dal calo dei consumi negli altri comparti. Le temperature particolarmente miti hanno ridotto la domanda del settore civile, mentre l’industria ha registrato una lieve flessione dei consumi, confermando come la ripresa manifatturiera non coinvolga ancora in misura significativa i settori a più elevata intensità energetica.

Sul fronte degli approvvigionamenti cambia anche la geografia delle importazioni: l’Algeria torna a essere il principale fornitore di gas dell’Italia, con una quota del 37%, superando il GNL (34%).

Rinnovabili in crescita, ma l’idroelettrico frena il sistema. Gas e import elettrico soddisfano la maggiore domanda

La produzione da fonti rinnovabili continua a espandersi. Nel semestre fotovoltaico ed eolico hanno generato circa 6 TWh in più rispetto all’anno precedente, confermando un ritmo di crescita molto sostenuto.

Questo risultato è stato però quasi interamente compensato dal forte calo della produzione idroelettrica (-20%), limitando l’incremento complessivo della generazione da fonti rinnovabili a poco più dell’1%.

Per soddisfare la maggiore domanda elettrica è stato quindi necessario aumentare sia la produzione termoelettrica alimentata a gas sia le importazioni nette di elettricità, cresciute del 7% rispetto al primo semestre del 2025.

Nel frattempo, il mercato elettrico continua a cambiare. La diffusione del fotovoltaico determina un aumento delle ore con prezzi nulli nelle ore centrali della giornata, soprattutto nel Sud Italia, segnale di una crescente produzione eccedente rispetto alla domanda. Tuttavia, il gas continua a svolgere un ruolo determinante nel funzionamento del sistema: gli impianti a ciclo combinato restano infatti la tecnologia marginale prevalente e continuano a fissare il prezzo dell’energia elettrica per una parte significativa delle ore di mercato.

Decarbonizzazione: il ritmo resta insufficiente

Nel primo semestre del 2026 le emissioni italiane di CO₂ da usi energetici sono diminuite di circa il 2%, in linea con il calo dei consumi di combustibili fossili. La riduzione ha interessato soprattutto trasporti, settore civile e parte dell’industria, mentre nella generazione elettrica le emissioni sono tornate a crescere leggermente.

Per rispettare gli obiettivi del PNIEC sarà necessario ridurre le emissioni di circa il 6% all’anno fino al 2030, un ritmo molto superiore a quello osservato finora.

La conseguenza è evidente anche nell’indice ISPRED elaborato da ENEA, che misura l’andamento della transizione energetica considerando sicurezza, competitività e decarbonizzazione. A metà 2026 l’indice registra un nuovo minimo storico, segnalando che, nonostante la crescita delle fonti rinnovabili e il calo dei consumi fossili, il percorso verso la transizione energetica procede ancora troppo lentamente.

La fotografia del primo semestre racconta dunque un sistema energetico in trasformazione. L’elettricità assume un peso crescente nei consumi, il carbone continua a uscire dal mix energetico e le fonti rinnovabili proseguono la loro espansione. Allo stesso tempo, il gas naturale resta il principale fattore di equilibrio del sistema. La distanza dagli obiettivi climatici del 2030 continua ad aumentare e per accelerare la transizione non basterà installare nuova capacità rinnovabile o accelerare l’elettrificazione dei consumi. Occorre un approccio pragmatico che valorizzi tutte le leve di decarbonizzazione. L’analisi evidenzia come il gas resti centrale nel nostro sistema energetico: diventa quindi essenziale – in parallelo alle FER – sviluppare la produzione e l’integrazione di gas rinnovabili e low carbon e le tecnologie che possono ridurre l’impronta carbonica del gas naturale come la CCUS.

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