
Proxigas in audizione al Senato sul DDL CCUS, Idrogeno e Regolamento sulla riduzione delle emissioni di metano.
Accelerare lo sviluppo della filiera della cattura, utilizzo e stoccaggio della CO₂ (CCUS), definendo rapidamente il quadro normativo-regolatorio, e garantire che l’attuazione del Regolamento europeo sulla riduzione delle emissioni di metano non comprometta la sicurezza degli approvvigionamenti energetici
Proxigas è intervenuta in audizione presso la Commissione Ambiente ed Energia del Senato nell’ambito dell’esame del disegno di legge recante delega al Governo per la definizione di un quadro normativo di riferimento per la filiera della Carbon Capture, Utilization and Storage (CCUS), disposizioni per lo sviluppo dell’idrogeno e misure per l’attuazione del Regolamento europeo sulla riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico.
Il provvedimento affronta alcune delle principali sfide della transizione energetica: decarbonizzare il settore gas e garantire al tempo stesso la sicurezza degli approvvigionamenti.
Il gas naturale continua a svolgere un ruolo essenziale nel mix energetico nazionale ed europeo. L’UE e l’Italia, tuttavia, restano fortemente dipendenti dalle importazioni, che coprono rispettivamente circa il 90% e il 96% dei consumi di gas. Dopo la contrazione registrata negli anni della crisi energetica, la domanda si è stabilizzata e mostra oggi segnali di graduale ripresa.
CCUS: una tecnologia strategica per raggiungere gli obiettivi climatici
La decarbonizzazione del settore gas rappresenta quindi una priorità strategica e la CCUS costituisce una leva fondamentale per conseguire gli obiettivi climatici fissati dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC).
Occorre quindi:
- garantire che lo sviluppo della filiera avvenga in tempi coerenti con gli obiettivi del PNIEC approvando tempestivamente il DDL in esame e i relativi decreti legislativi, nonché gli interventi previsti dal DL 21/2026;
- definire un quadro normativo/regolatorio che possa sostenere l’intera filiera: dagli impianti di cattura alle infrastrutture di trasporto e stoccaggio di CO2;
- definire a livello nazionale un sistema di incentivi funzionale alla realizzazione e all’esercizio degli impianti di cattura della CO₂ e l’introduzione di strumenti di garanzia per mitigare i rischi della filiera.
Emissioni di metano: la filiera gas rappresenta meno del 5%
La filiera italiana del gas ha già conseguito risultati particolarmente significativi nella riduzione delle emissioni di metano. Secondo i dati ISPRA, tra il 1990 e il 2023 le emissioni di metano associate alla filiera del gas naturale si sono ridotte di oltre il 76%, nonostante l’incremento dei volumi trasportati e distribuiti.
Le emissioni riconducibili alla filiera del gas rappresentano oggi meno del 5% delle emissioni complessive di metano in Italia e circa lo 0,6% delle emissioni nazionali di gas serra. Un risultato ottenuto grazie agli investimenti realizzati dagli operatori, all’adozione delle migliori tecnologie disponibili e alle attività di monitoraggio e prevenzione delle perdite che caratterizzano il sistema gas italiano.
Il Regolamento UE 2024/1787: soggetti obbligati e adempimenti
Il Regolamento europeo sulla riduzione delle emissioni di metano introduce nuovi obblighi lungo l’intera filiera energetica, coinvolgendo sia gli operatori attivi nelle attività di produzione, trasporto, distribuzione e stoccaggio di gas naturale, petrolio e carbone, sia gli importatori di energia proveniente da Paesi extra UE.
L’obiettivo è ridurre l’impronta emissiva dei combustibili fossili lungo tutta la catena di approvvigionamento, intervenendo non solo sulle attività svolte all’interno dell’Unione europea ma anche sulle emissioni generate nei Paesi esportatori.
Sebbene il Regolamento sia direttamente applicabile, la sua piena attuazione richiede l’individuazione delle autorità competenti e la definizione del sistema sanzionatorio nazionale, aspetti disciplinati dal disegno di legge attualmente all’esame del Senato.
Particolare rilievo assumono gli obblighi previsti per gli importatori, chiamati a dimostrare progressivamente la conformità dei produttori esteri agli standard europei in materia di monitoraggio, rendicontazione e verifica delle emissioni di metano. Il Regolamento prevede infatti specifici adempimenti di reporting annuale, requisiti di equivalenza dei sistemi di monitoraggio e, a partire dal 2028, obblighi di comunicazione dell’intensità emissiva delle forniture importate, con l’introduzione di soglie massime che saranno definite dalla Commissione europea.
Per garantire l’effettiva applicazione delle nuove disposizioni, il Regolamento prevede inoltre un regime sanzionatorio particolarmente severo, con sanzioni che possono arrivare fino al 20% del fatturato annuo dell’esercizio precedente.
Obblighi per gli importatori: possibili ricadute sulla sicurezza degli approvvigionamenti
Gli obblighi introdotti dal Regolamento a carico degli importatori producono effetti rilevanti sulle attività di rinegoziazione e di sottoscrizione di nuovi contratti di approvvigionamento. Tali operazioni risultano oggi oggettivamente ostacolate dal fatto che diversi Paesi fornitori, dai quali l’Italia importa volumi significativi, hanno pubblicamente dichiarato l’impossibilità e/o l’onerosità di adeguarsi alle prescrizioni del Regolamento stesso, ancor più con le tempistiche stringenti previste dallo stesso.
A rendere ancora più complesso il quadro contribuisce la mancata definizione di parte della normativa secondaria e degli atti tecnici necessari alla piena applicazione del Regolamento, che genera incertezza sia per gli operatori europei sia per i produttori dei Paesi terzi chiamati ad adeguarsi ai nuovi requisiti.
In questo contesto, la previsione di un sistema sanzionatorio applicato agli importatori non affrontare le reali criticità: gli importatori, infatti, non hanno la possibilità di intervenire direttamente sulle attività svolte dai produttori esteri e operano in uno scenario geopolitico complesso che ne limita ulteriormente il potere negoziale.
È quindi fondamentale che l’attuazione del Regolamento tenga conto delle possibili ricadute sulla sicurezza e sulla diversificazione delle forniture. Diversamente, in assenza di adeguate misure correttive, vi è il rischio che il nuovo regime possa avere ricadute sulla disponibilità delle forniture e, in ultima istanza, sul livello dei costi del gas — oltre che del petrolio e del carbone — con potenziali effetti negativi sulla competitività energetica dell’Italia e dell’Unione europea.
Le proposte di Proxigas
Per garantire un’applicazione efficace e sostenibile del Regolamento è fondamentale che il disegno di legge in esame:
- riconosca la tutela della sicurezza degli approvvigionamenti energetici come elemento rilevante ai fini dell’esenzione o della non applicazione delle sanzioni, in coerenza con quanto previsto dal Regolamento;
- preveda un grace period di non applicazione delle sanzioni per le violazioni riferite agli anni 2027, 2028 e 2029, in linea con gli orientamenti espressi dalla Commissione europea;
- subordini l’applicazione del sistema sanzionatorio al completamento della normativa secondaria e degli standard tecnici necessari per consentire agli operatori e ai produttori dei Paesi terzi di adeguarsi ai nuovi obblighi, prevedendo tempi congrui e condizioni di certezza giuridica.
La transizione energetica richiede tecnologie innovative, investimenti e obiettivi ambientali ambiziosi. Al tempo stesso, necessita però anche di un quadro normativo stabile, prevedibile e coerente con le esigenze di sicurezza energetica e competitività del sistema produttivo.
